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Il nome dei gatti

Secondo TS Eliot ogni gatto che si rispetti deve avere almeno tre nomi differenti. Tre nomi? In prima battuta può sembrare strano: in realtà, se ci pensate bene, è una grandissima verità. Vediamo insieme perchè.


“E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
tre  nomi differenti.”

 

Il primo nome

Il “primo nome” è quello ufficiale. Quello che di solito si sceglie a tavolino, quello che facciamo scrivere nel libretto delle vaccinazioni dal nostro medico veterinario, quello che dici quando la gente ti chiede “come si chiama il tuo gatto”? Come dice Eliot è un “nome sensato a scopo familiare”.

“Prima di tutto quello che in
famiglia potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.”

 

Il secondo nome

Ma poi le cose si complicano. Almeno a me si sono sempre complicate. Perchè quando conosci più a fondo il tuo gatto scopri tutte le sue particolarità e idiosincrasie. Scopri che è diverso da tutti gli altri gatti che hai avuto prima (e poi scoprirai che sarà diverso anche da quelli che verranno dopo). E quel nome ufficiale, non ti basta più.

“Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta”.

 

Il terzo nome

E poi arriva il nome vero. Perchè più passi il tempo con lui più scopri nomi nuovi che meglio lo rappresentano. Spesso sono soprannomi oppure nomiglioli inventati. Sono nomi che conoscete solo tu e lui. E’ il nome dell’intimità, della convivenza. E’ il nome che dal veterinario non puoi pronunciare. E’ il nome che gli sussurri all’orecchio prima di dormire. E lui allarga le zampine e comincia a fare le fusa.

 

“Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se mai lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile 
profondo e inscrutabile unico NOME”.

gatto

 

[Poesia di T.S. Eliot, traduzione di Roberto Sanesi]

2 commenti a: Ogni gatto deve avere (minimo) tre nomi

  1. Maura

    Questa poesia è meravigliosa! Posso sicuramente consolarmi perché a volte regalo loro anche più di tre nomi… sono lo strascico di mille carezze, mille baci che non riesco a dare perché magari devo andare al lavoro… Inconfessabili perché preziosi e personali; una volta però ho dato il massimo…
    Siccome il micio aveva il mascellone come l’attore che interpretava tal Forrester di Bruttifull, alla fine il povero felino si è ritrovato con 4 nomi, nome è cognome dell’attore, nome è cognome dell’interpretato;-)))
    Ciao!

    • Elena

      ahahah Maura mi hai fatto sorridere. Grazie per aver lasciato questo commento. Anche io spesso affibbio più di 3 nome ai miei gatti :-)

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