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Una delle domande che più frequentemente mi vengono poste riguardano come fare l’inserimento di un gatto in un ambiente in cui vive già un altro gatto.

In pratica come comportarsi quando si adotta un secondo (terzo, quarto..) gatto.

Cominciamo con il dire che, per varie motivazioni, l’inserimento di un gattino piccolo (dai 2 mesi fino all’anno di età) in una casa in cui c’è già un gatto adulto è più semplice rispetto all’inserimento di un gatto maturo. Più difficile, ok, ma non impossibile.

E comunque le regole da rispettare, sono praticamente le stesse, sia per un gattino che per un senior cat: tra l’altro queste son o le regole fondamentali per gettare le basi di una buona riuscita dell’inserimento e quindi dell’adozione stessa. Vediamo insieme quali sono.

Dobbiamo pensare all’inserimento come ad un processo suddiviso in tre fasi. Le parole chiave dovranno essere, per ciascuna fase, GRADUALITA’ e PAZIENZA.

Fase 1: L’incontro Olfattivo

Il primo incontro tra i due gatti deve essere esclusivamente “virtuale”. Il nuovo ospite infatti dovrà essere collocato in una stanza chiusa, dotata di tutti i confort e degli accessori che gli servono (lettiera, cuccia, graffiatoio, ciotole per cibo, giochi) senza vedere e senza essere vista dal gatto già presente in casa.

Questa fase ha un duplice obiettivo. Permette al nuovo arrivato di ambientarsi (sia con noi che con la casa) e fa si che il nostro gatto cominci a sentire ed abituarsi “olfattivamente” al nuovo arrivato. Possiamo anche agevolare questa fase scambiando le cucce dei due gatti, oppure strofinando un pezzo di stoffa sull’uno per poi metterlo a disposizione dell’altro.

Fase 2: L’incontro Visivo

Dopo questa fase, se tutto è tranquillo, possiamo passare allo step successivo, ovvero l’incontro visivo. Per questa fase sarebbe ottimale attrezzarsi con alcuni strumenti, come ad esempio i cancellini che si usano per impedire gli accessi alle scale ai bambini. Lo scopo sarebbe quello di dare la possibilità ai gatti di vedersi l’uno l’altro senza però dover entrare in contatto.

Un’ottima strategia è quella di mettere delle ciotole con del cibo l’una davanti all’altra, con il cancelletto nel mezzo, in modo che i gatti possono vedersi, a distanza, mentre mangiano: lo scopo è quello di far associare un momento piacevole con la vista dell’altro.

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Fase 3: L’incontro con l’Altro

E’ il momento in cui vengono rimosse tutte le barriere che separano i due gatti che, finalmente, si potranno incontrare. A questa fase, l’ultima, si accede solo quando sono state superate le precedenti. Se la fase 2 non è andata a buon fine (i gatti si soffiano, tentano di azzuffarsi) o si attende e non si procede alla fase 3 o si ritorna direttamente alla fase 1.

E’ importante in questa fase mostrarsi noi, per primi, tranquilli (gli animali “sentono” le nostre emozioni) in modo da poter gestire al meglio l’ansia e non trasmetterla involontariamente ai nostri amici a quattrozampe.

Una volta che siamo nella Fase 3 e che le due precedenti sono andate a buon fine, lasciamo che tutto avvenga il più naturalmente possibile, senza interferire. Saranno i gatti a gestire gli spazi, i momenti di condivisone e il territorio. Noi dovremo solo osservare e supervisionare.

 

 

 

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